{"id":188,"date":"2012-10-13T08:21:51","date_gmt":"2012-10-13T06:21:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/2012\/10\/13\/diritti-violati-lespresso-racconta-come-hanno-ucciso-mastrogiovanni\/"},"modified":"2017-01-09T02:06:49","modified_gmt":"2017-01-09T01:06:49","slug":"diritti-violati-lespresso-racconta-come-hanno-ucciso-mastrogiovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/diritti-violati-lespresso-racconta-come-hanno-ucciso-mastrogiovanni\/","title":{"rendered":"Diritti Violati: l&#8217;Espresso racconta come hanno ucciso Mastrogiovanni"},"content":{"rendered":"<p>Segnaliamo e riportiamo un articolo di Gianfrancesco Turano, apparso sull&#8217;Espresso del 4 ottobre 2012, riguardante la morte di Francesco Mastrogiovanni dopo un trattamento sanitario obbligatorio, fermato e legato a un letto per pi\u00f9 di 90 ore, senza acqua n\u00e9 cure. Online l&#8217;articolo e il link al video.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/cosi-hanno-ucciso-mastrogiovanni\/2191955\/\/0\" target=\"_blank\">Vai al sito web dell&#8217;Espresso<\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-187\" src=\"http:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/mastrogiovanni.jpg\" border=\"0\" alt=\"Francesco mastrogiovanni\" width=\"220\" height=\"124\" \/> Ucciso per futili motivi. Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. Mastrogiovanni non \u00e8 morto in una rissa casuale con qualche teppista. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto spiegamento di forze dell&#8217;ordine \u00e8 andato a pescarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e lo ha portato al centro di salute mentale dell&#8217;ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio. Tso, in sigla.<\/p>\n<p> Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni \u00e8 stato dichiarato morto. Durante il ricovero \u00e8 stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libert\u00e0, mangiando una sola volta all&#8217;atto del ricovero e assorbendo poco pi\u00f9 di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non \u00e8 chiaro, visto che il maestro non aveva manifestato alcuna forma di aggressivit\u00e0 prima del ricovero.<\/p>\n<p> Aveva s\u00ec cantato, a detta dei carabinieri, canzoni di contenuto antigovernativo, come si addice a un &#8220;noto anarchico&#8221;, sempre secondo la definizione dei tutori della legge locali. E poi, s\u00ec, aveva mostrato disappunto al ritrovarsi imprigionato. Aveva urlato, addirittura, e sanguinato in abbondanza dai tagli profondi che i legacci in cuoio e plastica gli avevano provocato sui polsi. Aveva chiesto da bere, tentato di liberarsi, pianto di disperazione e, alla fine, rantolato nella fame d&#8217;aria dell&#8217;agonia.<\/p>\n<p> Il personale del San Luca non si \u00e8 lasciato turbare da questo baccano, come testimoniano le telecamere a circuito chiuso che hanno seguito il martirio del maestro di Castelnuovo Cilento. Queste riprese sono la pi\u00f9 schiacciante prova d&#8217;accusa di un processo che si avvicina alla sentenza. <\/p>\n<p> Marted\u00ec 2 ottobre, nel tribunale di Vallo della Lucania, il pubblico ministero Renato Martuscelli pronuncer\u00e0 la requisitoria contro sei medici e 12 infermieri del San Luca in servizio durante il ricovero di Mastrogiovanni. I 18 imputati saranno giudicati per sequestro, falso in atto pubblico (la contenzione non \u00e8 stata registrata) e morte in conseguenza di altro reato. Da venerd\u00ec 28 settembre il sito de &#8220;l&#8217;Espresso&#8221;, in collaborazione con l&#8217;associazione &#8220;A buon diritto&#8221; di Luigi Manconi e con l&#8217;accordo dei familiari di Mastrogiovanni, mostra in esclusiva il filmato integrale registrato all&#8217;ospedale San Luca. Una sintesi di queste immagini era stata mandata in onda da &#8220;Mi manda RaiTre&#8221; quando il processo era appena iniziato. <\/p>\n<p> Quasi tre anni di udienze hanno confermato che un cittadino italiano, entrato in ospedale in buone condizioni fisiche e senza avere commesso reati, ne \u00e8 uscito morto dopo pochi giorni senza che ai parenti fosse consentito di visitarlo. \u00abDopo tre anni\u00bb, dice Manconi, \u00abla famiglia di Mastrogiovanni ha deciso, con grandezza civile, che il suo dolore intimo diventi pubblico affinch\u00e9 la crocifissione del loro congiunto non si ripeta\u00bb. Vediamo i fatti. La notte precedente il ricovero, il 30 luglio 2009, Franco Mastrogiovanni si trova a Pollica, comune gioiello del Cilento amministrato da un sindaco popolarissimo, Angelo Vassallo. Mastrogiovanni percorre in macchina l&#8217;isola pedonale. I vigili urbani lo segnalano al sindaco dicendo che il maestro guida ad alta velocit\u00e0 e ha provocato incidenti. Non \u00e8 vero ma Vassallo ordina il Tso. Il provvedimento dovrebbe seguire, e non precedere, i pareri di due medici diversi. Ma tanto basta per aprire la caccia. La mattina dopo, Mastrogiovanni viene avvistato di nuovo in auto e inseguito da vigili e carabinieri. L&#8217;uomo arriva al campeggio dove sta trascorrendo le vacanze. L\u00ec rifiuta di consegnarsi e si getta in mare. Per due ore rester\u00e0 in acqua accerchiato dalla capitaneria di porto, dalle forze dell&#8217;ordine e da una decina di addetti dell&#8217;Asl. I medici che lo visitano da riva lo giudicano bisognoso di Tso e confermano il provvedimento del sindaco di Pollica bench\u00e9 il maestro in quel momento si trovi in un altro Comune (San Mauro Cilento). Mastrogiovanni ha gi\u00e0 subito il Tso nel 2002 e nel 2005. Tra i suoi precedenti figurano anche due periodi in carcere. Uno nel 1999, quando Mastrogiovanni contesta una multa, viene arrestato e condannato in primo grado dalla requisitoria dello stesso Martuscelli che \u00e8 pm nel processo per la sua morte. Il maestro sar\u00e0 assolto in secondo grado e risarcito per ingiusta detenzione.<\/p>\n<p>Altrettanto ingiusta la prima incarcerazione, nove mesi tra Salerno e Napoli nel 1972-1973. Il ventenne Mastrogiovanni, vicino al movimento anarchico, finisce dentro per essersi beccato una coltellata nello scontro che si concluder\u00e0 con la morte di Carlo Falvella, segretario locale del Fuan, l&#8217;associazione degli studenti missini.<\/p>\n<p> <em>Franco Mastrogiovanni<\/em><\/p>\n<p>Nonostante il suo terrore delle divise e i periodi di depressione, Mastrogiovanni ha una vita normale. A met\u00e0 degli anni Ottanta emigra e va a insegnare a Sarnico, in provincia di Bergamo. Poi torna in Campania, dove le informative di polizia lo marchiano ancora come sovversivo. In realt\u00e0, senza rinnegare la militanza passata, Mastrogiovanni non svolge attivit\u00e0 politica. Si dedica al suo lavoro e alla passione per i libri. Ma i periodi di carcerazione ingiusta lo hanno segnato. <\/p>\n<p> Quando il 31 luglio 2009 si consegna per il suo ultimo Tso gli sentono dire: \u00abSe mi portano a Vallo della Lucania, mi ammazzano\u00bb. La previsione \u00e8 azzeccata. Per tre giorni e mezzo, Mastrogiovanni viene trattato con durezza inaudita dal personale che sembra ignorare la presenza delle telecamere. \u00abIl video\u00bb, prosegue Manconi, \u00ab\u00e8 l&#8217;illustrazione attimo per attimo dell&#8217;abbandono terapeutico e del mancato soccorso. Mastrogiovanni \u00e8 stato crocefisso al suo letto di contenzione\u00bb.<\/p>\n<p> Le immagini sono dure, a volte insopportabili. Ma proprio grazie al filmato, il processo \u00e8 stato rapido, considerati i tempi della giustizia italiana. La presidente Elisabetta Garzo ha imposto alle udienze un ritmo serrato e ha sfoltito la lista dei 120 testimoni, concedendone solo due per ognuno degli accusati. Nelle testimonianze della difesa il Centro di salute mentale del San Luca funzionava secondo le regole e la contenzione dei pazienti non era praticata. Il video \u00e8 una smentita solare di questa tesi. Anche la giustificazione del direttore del Centro, il dottor Michele Di Genio che ha sostenuto di essere in ferie e di avere lasciato la guida del reparto al suo vice, Rocco Barone, \u00e8 stata smentita dal filmato. <\/p>\n<p> A volte gli stessi consulenti chiamati dalla difesa hanno aggravato la posizione degli accusati. Francesco Fiore, ordinario di psichiatria alla Federico II di Napoli, ha dichiarato che Mastrogiovanni era un non violento e soffriva di sindrome bipolare affettiva su base organica, un disturbo del tutto compatibile con una vita normale e con l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0. Come esempio di personalit\u00e0 affetta da questa sindrome, Fiore ha portato Francesco Cossiga, ministro e presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica. \u00abNon condivido la contenzione\u00bb, ha concluso il professore in aula. <\/p>\n<p> Alcuni pazienti del San Luca hanno parlato di maltrattamenti e della contenzione praticata come terapia abituale. Un&#8217;altra ex ricoverata che vive una vita del tutto normale, Carmela Durleo, ha riferito di molestie sessuali da parte degli infermieri. Invano i legali della difesa hanno tentato di screditarla e di escluderla dalle testimonianze in quanto psicopatica. E la nipote di Mastrogiovanni, Grazia Serra, in visita dallo zio, \u00e8 stata tenuta fuori per non turbare il paziente.<\/p>\n<p> Micidiale per gli accusati \u00e8 stato il contributo del professor Luigi Palmieri, sentito nell&#8217;udienza del 29 novembre 2011. Ordinario di medicina legale alla Seconda Universit\u00e0 di Napoli e convocato in aula come perito dell&#8217;Asl Salerno 3, Palmieri ha sostenuto che fin dalla mattina del 3 agosto, il giorno precedente la morte, Mastrogiovanni mostrava segni di essere colpito da infarto, che l&#8217;elettrocardiogramma \u00e8 stato eseguito solo post mortem, che i valori dei suoi enzimi erano gravemente alterati, che non aveva bevuto a sufficienza, che non doveva essere imprigionato e che tutte le linee guida sulla contenzione in vigore in Italia o all&#8217;estero sono state ignorate dal personale dell&#8217;ospedale San Luca.<\/p>\n<p> Eppure, i tecnicismi della giustizia rendono incerto l&#8217;esito del processo. Il reato pi\u00f9 grave contestato \u00e8 il sequestro di persona: fino a dieci anni di reclusione se commesso da un pubblico ufficiale che abusa dei suoi poteri. E&#8217; questo il cardine dell&#8217;accusa, secondo l&#8217;impostazione del primo pubblico ministero Francesco Rotondo, poi trasferito di sede. Ma il primo passo del sequestro di Mastrogiovanni sta nel Tso firmato dal sindaco Vassallo, mai indagato per la morte di Mastrogiovanni e a sua volta ucciso il 5 settembre 2010 in un attentato rimasto senza colpevoli. E&#8217; vero che, codice alla mano, sequestro significa privazione della libert\u00e0 personale. Ma nella contenzione i margini delle responsabilit\u00e0 sono pi\u00f9 incerti e rischiano di cadere interamente sugli esecutori materiali, gli infermieri. N\u00e9 la Procura ha tentato di giocare altre carte come l&#8217;omicidio colposo o preterintenzionale. Assenti dalle imputazioni anche le lesioni aggravate, evidenti dai risultati dell&#8217;autopsia e da uno dei momenti pi\u00f9 terribili del filmato, quando una larga pozza di sangue uscito dai polsi martoriati di Mastrogiovanni viene asciugata con uno straccio da un&#8217;addetta alle pulizie.<\/p>\n<p>L&#8217;avvocato di parte civile Michele Capano, rappresentante dell&#8217;Unasam (Unione associazioni per la sanit\u00e0 mentale), ha ricordato la battaglia dei Radicali per introdurre nel codice penale il reato di tortura in risposta ai tanti casi (Mastrogiovanni, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva) elencati nel libro di Manconi e Valentina Calderone &#8220;Quando hanno aperto la cella&#8221;. Manconi stesso, da senatore, ha presentato un disegno di legge sulla tortura.<\/p>\n<p> Per rendere giustizia a Mastrogiovanni dovr\u00e0 bastare il codice attuale, anche se nessun codice prevede l&#8217;omicidio per caso. Il meccanismo di questo delitto lo ha spiegato in udienza l&#8217;imbianchino Giuseppe Mancoletti, compagno di stanza del maestro. Prima fase: \u00abLa sera del 3 agosto Mastrogiovanni gridava moltissimo\u00bb. Seconda fase, il silenzio della morte. Terza fase, dopo che la salma \u00e8 finita all&#8217;obitorio, improvvisi e notevoli miglioramenti nel reparto. <\/p>\n<p> Se Mastrogiovanni non avesse avuto compagni e parenti combattivi, la fase finale sarebbe stata: non \u00e8 successo niente. Troppe volte, negli ospedali e nelle carceri, non \u00e8 successo niente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Segnaliamo e riportiamo un articolo di Gianfrancesco Turano, apparso sull&#8217;Espresso del 4 ottobre 2012, riguardante la morte di Francesco Mastrogiovanni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":187,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-188","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie","comments-off"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/mastrogiovanni.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9VBJY-32","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=188"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/188\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":358,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/188\/revisions\/358"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/187"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittasolidale.net\/wp4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}